Alla scoperta della Serbia

Così lontana, così vicina, così enologicamente interessante

Alla fine della puntata precedente ci siamo lasciati con una certezza, con l’affermazione incontestabile dei miei commensali in decine di viaggi; “ehhh … ma in Italia avete i vini migliori del mondo …”; e con una conferma: “sì, è vero, l’Italia ha una produzione vinicola di assoluta eccellenza” … vini che tutto il mondo ci invidia.

Ma ci siamo posti anche un paio di domande. Perché fermarsi, perché non allargare i propri orizzonti? Perché non viaggiare, scoprire, capire, conoscere, incontrare e godere di vini diversi, alternativi?

Per chi si è fatto intrigare da queste domande, oggi parliamo di Serbia e di VINO.

Ingiustamente, il paese viene spesso ricordato solo per la guerra nei Balcani degli anni Novanta del secolo scorso, per essere stato uno dei protagonisti di una guerra economica, prima ancora che etnica e religiosa, voluta da un regime ormai corrotto alla sola ricerca di un’occasione di sopravvivenza.

Invece, c’è molto di più in Serbia: una popolazione accogliente; una cultura secolare ed interessante sotto i più diversi aspetti; giovani preparati e con gli occhi aperti sull’occidente, senza dimenticare il blocco slavo di cui fanno orgogliosamente parte; la magia generata dall’essere stata terra di confine tra Imperi Occidentali e Impero Ottomano (la frontiera che divideva cristianesimo e islam è stata posizionata per secoli tra Belgrado e Novi Sad); cibo; VINO ….

Un paio di anni fa, ho avuto l’occasione di passare parte delle mie vacanze in Vojvodina, la regione serba a statuto speciale che occupa la parte più a nord del paese, una regione con sei lingue riconosciute ufficialmente (serbo, ungherese, slovacco, croato, rumeno e rusyn), una regione che rivendica maggiore autonomia in quanto è la più economicamente prosperosa del paese.

E ho scoperto VINI eccellenti …. Il Probus in primis, che ha preso il nome dall’imperatore romano Marco Aurelio Probo. In una calda sera d’agosto, seduti in un ristorante dell’asburgica Novi Sad (una piccola Vienna), abbiamo amabilmente chiacchierato con un ospitale ristoratore dall’inglese fluente. Sasha ci ha introdotti a questo vitigno, che è nato negli anni Novanta del secolo scorso (proprio mentre infuriava la guerra), dall’incrocio di Kadarka (vitigno ai più sconosciuto dalle nostre parti ma molto diffuso nell’Europa dell’Est e principalmente in Ungheria) e Cabernet Sauvignon, con l’obbiettivo di migliorare la resistenza dei vitigni locali al freddo e ai funghi nocivi. Esperimento riuscito e tanta qualità in più: Probus è stato adottato da diversi produttori della Fruška Gora, l’area collinare a sud di Novi Sad, votata ai vigneti.

Qualche giorno dopo, arriviamo a Subotica, più a nord, sul confine con l’Ungheria, sempre in Vojvodina, dove la maggior parte della popolazione parla ungherese e dove molti hanno la doppia cittadinanza serba e ungherese. Per caso, ci imbattiamo in una festa cittadina con folklore e cibo locale e …. stand di produttori locali di VINO. Visitiamo, assaggiamo (Frankovka, Kevedinka, Ezerjó, Župljanka, Muscat Croquant, Muscat Ottonel): qua la qualità dei bianchi sembra essere superiore a quella dei rossi. 

La comunicazione in inglese è un po’ più complessa rispetto alla cosmopolita Novi Sad, passa quasi meglio la vecchia lingua di questi posti, il tedesco dell’impero asburgico. Scopriamo, impariamo e realizziamo che in fondo le regioni vinicole non hanno confini, superano senza passaporto i confini nazionali: siamo a due passi dalla famosa regione vinicola ungherese di Villany. Alla prossima puntata.