Il Prokupac e Zar Lazar

La lunga storia del vitigno serbo per antonomasia

Chiudendo, qualche giorno fa, il racconto che ci ha portati in giro per la Serbia, Alessandro Cioni vi aveva promesso un attraversamento di frontiera per arrivare nella celebre regione vinicola di Villany in Ungheria. Invece no, cambio di programma, come fanno i veri viaggiatori quando trovano qualcosa di interessante. Ci soffermiamo un po’ a parlare di un vitigno serbo importante: il PROKUPAC o ПРОКУПАЦ (già l’uso dei caratteri cirillici ne aumenta il fascino per un viaggiatore, no?).

Il Prokupac è un vitigno autoctono serbo a bacca rossa, le cui uve vengono utilizzate per la produzione di vini rossi e rosati dal colore molto scuro, oltre che per la produzione di grappa. Le uve Prokupac sono note per il loro alto contenuto zuccherino e per l’alta gradazione alcolica che possono generare. Nei vini rossi, il Prokupac viene utilizzato in purezza o mescolato con altre uve. Per esempio Temet, un produttore serbo presente nella selezione di Alternavino, lo propone con aggiunta di Merlot, nella cuvée Tri Morave.

Ma passiamo un po’ alla storia. Per calarsi nella storia del Prokupac bisogna viaggiare mentalmente indietro nel tempo, fino al Medioevo, e basarsi sugli affascinanti racconti dei pellegrini che si spostavano a piedi fra Roma e Costantinopoli, passando per i Balcani. 

Pronti? Qualche secondo … Bene, ci siamo. È noto come i pellegrini si rifocillassero, dopo le estenuanti giornate di marcia fra mille pericoli, presso i tanti monasteri lungo la strada. Proprio i monasteri erano allora i custodi, tra l’altro, della tradizione enologica, nonché ricchi proprietari terrieri. Quindi, non c’è da stupirsi del fatto che i pellegrini abbiano riportato nei loro racconti anche i vini che avevano avuto occasione di conoscere e degustare. 

Proprio grazie a questi viaggi e ai racconti dei pellegrini, si è tenuta traccia dei diversi nomi sotto i quali il nostro Prokupac è tutt’oggi più o meno conosciuto lungo il percorso balcanico: Crnka, Darčin, Kameničarka, Majski Čorni, Negotinsko Crno, Nikodimka, Rekavac, Rekovačka Crnka, Rskavac, Skopsko Crno, ecc.

Nello stesso periodo, l’eroe nazionale ed emblema del patriottismo serbo Stefan Lazar Hrebeljanović, santificato dalla Chiesa Ortodossa e conosciuto anche come Zar Lazar, entra nella storia del nostro Prokupac per aver voluto donare, con statuto della moglie Milica, un vigneto al monastero di San Panteleimon sul Monte Athos.

Voi direte, cosa c’entra una donazione fatta ad un monastero greco? Ebbene, in quello statuto compare per la prima volta il nome slavo del nostro vino: Prokuplje, corrispondente a quello dell’omonima cittadina serba.

Se invece vi chiedete chi fosse Zar Lazar, dovete sapere che questi, a capo di una coalizione cristiana, fu sconfitto e ucciso dai Turchi nella battaglia della Piana dei Merli (odierno Kosovo) nel 1389, dando in là alla conquista della Serbia da parte degli Ottomani nel 1459. Ma questo con il Prokupac non c’entra nulla.

Arrivati con il nostro viaggio ideale nel XX secolo, c’è da dire che il Prokupac, dopo le Guerre Balcaniche, la Prima Guerra Mondiale e la filossera, è stato l’indubbio protagonista della rinascita della coltivazione della vite in Serbia: nel piano di ripopolamento attuato negli anni Venti, si utilizzò vitigno Prokupac al 95%.

Poi, come tutto e tutti, il Prokupac ha attraversato la fase di statalizzazione delle cantine voluta dal regime comunista jugoslavo, che ha visto la quantità prevalere sulla qualità. Paradossalmente, proprio quegli anni sono stati anni di forte esportazione …  verso gli altri paesi comunisti, si intende.

Con il ritorno alla proprietà privata negli anni Novanta, il Prokupac è stato ripreso in mano da giovani aziende vitivinicole ed è proposto con successo da molti produttori, spesso sotto forma di cuvée con vini internazionali.